Morire di Fame e di Speranza
Le briciole e gli spicchi d’ombra.
I lampi rischiarano quello che rimane. I lampi rischiarano, ma non chiariscono.
I sorrisi e le faccette buffe. Il caffè e le patatine.
Le battaglie sopra il letto, la rabbia, le lacrime, il trucco sbavato che sembri Morticia dicevi e sorridevi.
Il buco nello stomaco, che il cuore non esiste, non si svuota il cuore.
E’ lo stomaco il problema, è la fame di te.
Digiuno, digiuno da sempre, dalla catastrofe del tuo bacio, il buco nello stomaco e il sapore sulla lingua basta il sapore.
Mi fa schifo se fumi e poi mi baci lo stesso.
Sei strano, sei disperato, hai lo sterno più piatto che abbia mai visto, posso appoggiarmi?
Il nostro equilibrio surreale erano grida e pianti, era la mia frustrazione adolescente, l’inadeguatezza, di chi dei due si è persa memoria.
Mandami ancora le tue citazioni che io sorrido un po’.
Il biondo cenere che riduce in cenere, la mia cieca gelosia era una bomba a tempo, hai sempre saputo disinnescarmi, fino all’ultimo, sai tagliare sempre il filo giusto, anche se non li vedi bene i colori.
Mi mancano i nostri spazi. Ma se sei claustrofobico!
Questa è fame, non è frenesia da vampiri. La fame si controlla, ci si convive anche bene, sai?
Perché poi le briciole hanno un gusto sopraffino.
Non sopporterei l’astinenza, la disabitudine, lo schifo quotidiano senza le perline scintillanti e inutili delle tue parole. Pura bellezza, vezzo, senso di possesso del nulla.
Le tapparelle un poco alzate lasciano entrare spiragli di speranza, minuscoli, impercettibili, che mi permettono di morire di fame ancora un po’, che mi permettono di morire di te ancora un po’.





